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venerdì 23 giugno 2017

Recensione ''La Porta'' di Magda Szabó

Ciao carissimi amici,
oggi vi parlo di un libro molto particolare che mi ha lasciato non poco perplessa. Si tratta di ''La Porta'' della scrittrice ungherese Magda Szabó, pubblicato da Einaudi per la collana ET.
Vi lascio in compagnia della trama e della recensione.
Buona lettura!



Titolo: La Porta
Autore: Magda Szabó
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa
Data di uscita: 23 gennaio 2007
Pagine: 248
Prezzo: € 6,99 ebook, € 10,20 cartaceo



È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche.
La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell'alone di mistero che ne circonda l'esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell'anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti piú drammatici del Novecento.


Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la più grande scrittrice ungherese contemporanea.





Prima che inizi a parlarvi de La Porta, vorrei raccontarvi il motivo per cui l'ho scelto.
Nello studio dove lavoro ho creato insieme ad altri colleghi (che sono diventati dei buoni e fantastici amici) un club di lettura, tutt'altro che normale. Una volta al mese (cerchiamo di rispettare i tempi ma puntualmente stravolgiamo tutto) organizziamo un incontro di lettura tra colazioni gustose e passeggiate nei dintorni della bellissima Verona. Ed ecco che ancora una volta la lettura ti fa conoscere persone speciali dalle quali non hai che da imparare!
Per evitare di creare confusione vi presento i membri del nostro bizzarro e bellissimo gruppo: Alessandro, Caterina, Denise, Marco, Nelly, Paolo, Rudy e Valeria.
La lettura del mese di aprile era proprio La Porta (proposta da Valeria).
La Porta ha diviso il nostro gruppo di lettura in diverse opinioni: c'è chi l'ha amato (Nelly) e c'è a chi non è piaciuto (Rudy); poi c'è un altro gruppo a cui è piaciuto, ma non del tutto (e di questo gruppo faccio parte pure io).
La Porta parla del rapporto particolare e difficile tra la narratrice e la donna che si occupa delle faccende domestiche, Emerenc. La storia, infatti, è concentrata su questo strano legame che si crea tra le due donne: una, da una parte, è una donna insicura, a tratti infantile, e l'altra ermetica, segnata dalle vicende di un passato segreto. La scrittrice ci fa entrare in una storia circondata da un'alone di mistero che incuriosisce, spingendoti a voler capire e scoprire di più. Non è facile (almeno non lo è stato per me) capire il rapporto tra Emerenc e la narratrice. Questo rapporto spesso introduce elementi di affetto ma anche di egoismo, a volte elementi di assoluta bontà e a volte indifferenza.
Emerenc è una donna che incute spesso timore, ma a volte anche amore. E' una di quelle persone che non ti danno sicurezze, che ti trascinano nel loro mondo, condizionandoti. E' così che vediamo la narratrice, condizionata da Emerenc, da quello che quest'ultima decide di offrirle, perché Emerenc è imprevedibile, ferrea, irremovibile.
Dimostrazione ne è l'impossibilita' di varcare la soglia della porta di casa sua. Intorno a questo personaggio difficile e particolare viene creato, in un certo senso, una leggenda di cui tutti conoscono solo pezzi di un passato fatto di dolore e perdite. Emerenc è una ''sopravvissuta'' e risponde al mondo con fatti e con atti di bontà. Lei ti mette in soggezione, ti rende insicura.


Non so se avete mai conosciuto una persona che in apparenza sembra intoccabile emotivamente e sentire il bisogno di avere la sua approvazione, di sentirsi accettati. Nella vita capita di incontrare persone che fanno nascere in te quella necessità di far parte del loro "cerchio d'amore" limitato, riservato e quasi esclusivo; ma anche quando si è guadagnato quel posto, queste persone sono in grado di lasciarti una sorta di insicurezza, di paura di perdere il proprio angolo, di sentirsi persi....
Ho visto Emerenc un po' come queste persone, in grado di condizionarti e di variare il tuo stato emotivo. Emerenc è come un materiale grezzo, non lavorato, è reale, quasi pura. E' lei la protagonista assoluta del libro, è lei che ha il controllo, almeno fino ad un certo punto della storia. Seppure sembri che sia la narratrice a farsi condizionare da Emerenc, anche quest'ultima crea una sorta di dipendenza da lei. Emerenc le permette di entrare nel suo cuore, a varcare la famosa porta, a far crollare i muri creati, rendendola forse più vulnerabile e indifesa.
Emerenc diventa in questo modo un personaggio toccabile, non più una leggenda; si scopre che anche lei subisce l'influenza della scrittrice.
Toccherà alla narratrice prendere, in un momento cruciale del libro, la responsabilità di Emerenc; sara' lei ad avere tra le mani i pezzi distrutti di una vita intera.


Probabilmente vi siete resi conto che ho parlato solamente del rapporto tra le due donne, come se il resto non esistesse. Effettivamente è così; la scrittrice oltre a svelare pezzi del passato di Emerenc non racconta molto altro. Sappiamo solo che la narratrice è una scrittrice che vive col marito (anche quest'ultimo uno scrittore). Una scelta fatta forse perché l'obiettivo era quello di non condizionare la narrazione e lo sviluppo di questo legame particolare. Io avrei preferito qualche dettaglio sul passato, ma anche sul presente della narratrice per capire di più il suo carattere, le sue scelte, il perché delle sue insicurezze. Mi viene da pensare che, essendo un libro autobiografico, tale scelta di narrazione sia voluta, appunto, per non raccontare nulla oltre al rapporto tra la scrittrice ed Emerenc.
Non posso non menzionare nella mia recensione (come giustamente mi hanno ricordato Nelly e Valeria) il cane, Viola, un altro personaggio che rimane affascinato da Emerenc.
Emerenc lo ama, parla con lui, si confessa con lui, permettendogli di andare oltre la famosa porta. E Viola, seppure il cane di Magda, considera come la sua vera padrona Emerenc.
Anche questo rapporto è un po' come quello tra Emerenc e Magda. Viola cerca, e sente, il bisogno dell'approvazione da parte di questa donna carismatica. Emerenc le vuole bene, ma non la risparmia quando non si comporta come si deve (gli amanti degli animali forse avrebbero qualcosa da ridire sui modi di Emerenc).
Invece, per quanto riguarda il marito di Magda, lo vediamo pochissimo nel libro. Io l'ho trovato un personaggio assente, ma le mie fantastiche amiche di lettura mi hanno fatto capire che lui, seppure appaia come un personaggio marginale, in diversi momenti della storia ha un ruolo importante. A differenza di Magda lui non viene condizionato da Emerenc, ma tra loro quello che si crea è un rapporto di rispetto.

Un libro scritto davvero bene, scorrevole e diretto. La scrittrice non si perde in sentimentalismi, ma riporta i fatti che spiegano le emozioni. Seppure non ci sia una trama vera e propria, la Szabò riesce a catturare e a mantenere l'attenzione del lettore alta. Introduce pian piano diversi punti importanti che incuriosiscono e affascinano. Devo ammettere che verso la metà è diventato un po' noioso a causa del ripetersi di certi comportamenti da parte delle due donne (pensiero condiviso anche da Denise, Caterina e Valeria); ma poi si riprende diventando di nuovo interessante.
Alla fine della lettura mi sono chiesta se mi fosse piaciuto il libro... La verita' è che non lo so. Forse si, ma forse no. Sono arrivata alla conclusione che mi è piaciuto ma non del tutto. Non è uno di quei libri che rileggerei o che ritengo indimenticabili, e neanche uno di quelli che regalerei o consiglierei senza pensarci due volte prima. Ma per chi vuole leggere un libro particolare, diverso, direi di concedere una possibilità, perché chi lo sa, potrebbe rimanere sorpreso e forse anche affascinato, come il resto, da Emerenc Szaradò.
Concludo ringraziando i miei amici di avventura che ho citato prima.
Il prossimo incontro sara' in compagnia di Lars Gustafsson con ''La ricetta del dottor Wasser''.
Alla prossima amici!
Baci.





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