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mercoledì 23 settembre 2026

Recensione "Il sole nelle pozzanghere" di Matteo Bussola


 

Cari amici lettori,

oggi la nostra Noemi ci parla di IL SOLE NELLE POZZANGHERE di Matteo Bussola, uscito il 23 giugno per Einaudi. Una storia che parla di crescita, fragilità e seconde possibilità, di quei momenti in cui la vita sembra metterci davanti a strade inattese e ci costringe a guardare le cose con occhi nuovi. Una storia fatta di emozioni autentiche, relazioni e piccoli dettagli capaci di lasciare il segno.
Ma cosa succede quando ci si trova davanti a qualcosa che può cambiare per sempre il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri?

Scopriamolo insieme nella recensione di Noemi!



Titolo: Il sole nelle pozzanghere
Autore: Matteo Bussola
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa contemporanea
Uscita: 23 giugno


Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c'è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo.

Delicato e struggente, Il sole nelle pozzanghere racconta il nostro bisogno di legami, il bisogno che ognuno di noi ha degli altri per restare vivo.

«Il signor Pi, in effetti, non aggiusta quasi nulla. Dice che sistemare tutto è un modo elegante per far tacere il passato. Al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce. Come si fa con i ricordi quando smettono di far male. La gente del quartiere lo chiama “il vecchio delle cose rotte”. Ma sanno che lui, in realtà, ripara persone».

Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.




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Oggetti di uso quotidiano, oggetti comuni inanimati sono i protagonisti di questa storia ma probabilmente il "signor Pi" innoridirebbe a sentire la parola inanimati. Immagino già cosa direbbe, come disse del resto ad un suo cliente:        
                                                

"Lui pensa che gli oggetti abbiano, se non un’anima, perlomeno una propria vitalità, la capacità di trattenere, di entrare in relazione. "

Infatti, il signor Pi è convinto che gli oggetti non si possono semplicemente usare e buttare ma bisogna farli vivere il più possibile, perché infondo gli oggetti che "vivono" con noi assistono ai nostri drammi, alle emergenze, allo sconforto, alla felicità, alla vita e resistono restando lí, portando ricordi e memoria.



Il negozio del signor Pi li accoglie e li rimette in vendita. Anche qui inorridirebbe anche solo al pensiero di venire trattato come un rigattiere, perché il suo negozio nasce come:


" Una specie di luogo per le seconde occasioni. Che possa offrire un orizzonte diverso su ciò che spesso guardiamo con sufficienza. Pensa la meraviglia di un posto in cui prendersi il tempo per le storie delle persone, mettersi in ascolto attraverso gli oggetti che lasciano, o dimenticano, o gettano via, e per via di quelli sintonizzarsi con le vibrazioni delle loro vite, come quando senti ancora il rumore del mare dentro una conchiglia."

È il luogo, infatti, dove questi oggetti riprendono "vita" raccontando una storia, la storia di chi quelli oggetti li ha "vissuti" usandoli: un materasso o una cucina comprati da una coppia di giovani sposi ci racconta di come l'amore a volte non basta; un orologio ormai fermo regalato da un padre ad un figlio ci racconta di come a volte veniamo amati forse nel modo sbagliato;





...una chitarra assiste alla nascita di una storia d'amore; un capello trovato per caso ci racconta la resilienza di chi è sopravvissuto agli orrori della guerra, una bambola ci racconta di come a volte una malattia può lacerare le persone e le relazioni.

"Poi, in un attimo, quell’indumento scartato, rifiutato, caduto, tradito sul piú bello da un ripensamento, o allontanato da un soffio di vento, gli appare come un fagotto lasciato davanti a una chiesa, gli sembra che abbia ancora cosí tanto da raccontare, da far intuire, come un gradino che s’intravede dietro un portone[...]. "

Il signor Pi é un sessantaduenne come altri ma ha una sensibilità unica, lo definiremmo un uomo di altri tempi, che ha conosciuto sulla sua pelle il significato delle parole resilienza e ricostruire. 

 "È il tipo di uomo che è capace di reinventarsi la vita senza guardarsi indietro. Lo ha fatto piú di una volta. Proprio come succede con gli oggetti che prova a salvare, ai quali offre possibilità inedite, l’illusione di non sentirsi inutili.[...]Il signor Pi ben conosce la tentazione di radere al suolo tutto, il miraggio di ricominciare da capo. Ciò nonostante, inorridisce davanti alla facilità con cui le persone si liberano dei propri ricordi. Li fanno appassire in un angolo, li svendono per pochi euro. "

Eppure gli oggetti non sono semplici contenitori di emozioni, ricordi o memorie ma ci insegnagno tante cose: ci insegnano ad essere fragili e di come a volte la fragilità sia un dono, una richezza, qualcosa di prezioso -basti pensare a quanto sia fragile il cristallo -; ci insegnano ad accettare le nostre "crepe", i nostri difetti...




Gli oggetti spesso sono la nostra vita, il nostro lavoro spesso, custodisco i nostri ricordi e per questo che a volte separarsene diventa così difficile.



Dell'autore non è il primo libro che leggo e posso dire di aver riapprezzato lo stile di scrittura, tanto da sottolineare tantissime parti. Ho apprezzato anche la struttura del libro: in particolare, mi ha colpita il fatto che di ciasun oggetto venga ricostruita, attraverso piccoli o interi episodi di vita quotidiana, la storia che li riguarda in un intreccio tra quella che sembra la storia dell'oggetto e la reale storia del suo possessore. Ancor di più mi è piaciuto il fatto che, al contrario, del sig. Pi scopriamo tutto piano piano come un puzzle che solo alla fine diventa "completo" e la completezza di quel puzzle ti lascia quasi di stucco per la sorpresa...perfino il nome vero lo si scopre solo alla fine senza quasi averne certezza ma sai dentro ti te che è lui quasi come, appunto, a ricollegare tutto. La terza persona, usata per raccontare, rende la storia ancora più vera personalmente ho associato questa scelta - forse con un pizzico di troppo di fantasia - ad un paragone: come l'oggetto resta lì a vivere la nostra vita insieme a noi imparziale, impassibile e con le mani legati noi restiamo spettatori esterni della storia - proprio come oggetti - nel leggere il libro.



Ammetto che per un attimo il fatto di leggere solo piccoli episodi senza sapere del futuro di chi, gli oggetti che entrano nel negozio del signor Pi, li ha posseduti mi ha lasciata un po' con l'amaro in bocca con una sensazione quasi di incompletezza eppure, dopo, anche qui forse con un eccesso di fantasia da parte mia, ho capito che quelle storie erano proprio come gli oggetti: di passaggio nelle nostre vite. La spiegazione del titolo data e inserita per me nel migliore dei modi possibili nella storia è una piccola chicca tutta da scoprire...Per me non è un libro che insegna il riciclo, il dare una secoda vita - forse anche in un certo senso - ma credo insegni soprattutto il prendersi cura delle persone ma anche delle cose, dei piccoli dettagli...facendo sorgere, dalla prima all'utima pagina, la necessità di guardare le cose da prospettive diverse.







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