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martedì 7 luglio 2026

Recensione "Un patto col diavolo" di Kyra Parsi, Bad Billionaire Bosses Series#1


 

Cari amici lettori,

oggi vi parlo di UN PATTO COL DIAVOLO, il primo capitolo della serie Bad Billionaire Bosses di Kyra Parsi, uscito il 30 giugno per MondadoriQuesto romanzo è stata una vera e propria immersione totale, di quelle che ti prendono per mano e ti trascinano dentro la storia senza lasciarti più andare. È uno di quei libri che inizi quasi per curiosità e si trasforma rapidamente in una lettura compulsiva, capace di farti perdere la cognizione del tempo e di farti desiderare soltanto una cosa: continuare a leggere.Tra battibecchi irresistibili, una tensione crescente e personaggi che sanno conquistare pagina dopo pagina, questa storia si è rivelata una di quelle letture impossibili da mettere giù. Ria e Adrien mi hanno catturata fin dalle prime scene, e da quel momento è stato un continuo “ancora un capitolo”… fino all’ultima pagina.



Titolo: Un patto col diavolo
Autrice: Kyra Parsi
Editore: Oscar Mondadori Vault
Genere: Contemporary romance
Uscita: 30 giugno
Pagine: 432
Serie: Bad Billionaire Bosses #1




Non mi pento di nulla… Okay, forse di alcune cose sì. A mia discolpa, posso dire che ero certa che non mi avrebbero beccata. O quasi certa. E, sempre a mia discolpa, aggiungo che non potevo certo immaginare che “l’incidente” sarebbe diventato virale. Ma il miliardario più famigerato di Toronto non è esattamente noto per il suo spirito generoso o comprensivo, e non vuole sentire scuse. Non dopo che la mia piccola bravata gli è costata il più grande investimento della sua carriera. Quello che vuole è una vendetta spietata. Ed è così che mi ritrovo con le spalle al muro, costretta a stringere un patto con quel diavolo ringhioso dagli occhi verdi. Non ho scelta: per un mese devo essere a sua completa disposizione ventiquattr’ore su ventiquattro, e soddisfare ogni suo capriccio. Ma mentre le sue pretese – e la tensione tra noi – diventano sempre più intollerabili, non posso fare a meno di iniziare a rispondere colpo su colpo. Adrien Cloutier, però, non è un uomo con cui si possa scherzare. E come dice il vecchio adagio: le cattive ragazze meritano di essere punite.



Bad Billionaire Bosses Series:


1. Un patto col diavolo
2. Failure to Match
3. Hate Me Like You Mean It

Ci sono libri che leggi con piacere e poi ci sono quelli che ti prendono completamente e non ti mollano più. Quelli che inizi pensando “giusto un capitolo” e poi, senza accorgertene, è già notte fonda e sei ancora lì, incapace di staccarti. Un patto col diavolo di Kyra Parsi è stato esattamente questo: una di quelle letture che ti catturano fin dalle prime pagine e ti tengono incollata fino alla fine senza mai concederti davvero una pausa.

Non ricordo l’ultima volta in cui un romance mi ha dato una sensazione così forte di immersione totale. Non era solo curiosità per capire come sarebbe andata a finire la storia tra Ria e Adrien, era proprio il bisogno di restare dentro quel mondo, di vivere i loro scontri, le loro battute, le loro tensioni. “Ancora un capitolo” diventava inevitabilmente “ancora uno”, fino a ritrovarmi a divorarlo senza nemmeno rendermene conto.

Kyra Parsi mi ha completamente conquistata con una storia che, almeno sulla carta, potrebbe sembrare costruita attorno a dinamiche già lette. Un accordo tra due persone che non potrebbero essere più diverse, una convivenza forzata di emozioni, caratteri forti destinati inevitabilmente a scontrarsi e una tensione che cresce pagina dopo pagina. Eppure, il modo in cui l'autrice sviluppa questi elementi rende il romanzo fresco, divertente e incredibilmente coinvolgente.



La vicenda ruota attorno a Ria, una ragazza impulsiva, ironica e profondamente autentica, che si ritrova a fare i conti con una situazione personale complicata e difficile da gestire da sola. Non è una di quelle eroine che ha tutto sotto controllo: anzi, spesso è proprio la vita a trascinarla dentro dinamiche più grandi di lei, costringendola a reagire d’istinto e a prendere decisioni non sempre semplici o razionali.

Dall’altra parte c’è Adrien, un uomo affascinante, potente, abituato a dominare ogni contesto in cui entra. È razionale, controllato, quasi glaciale nel modo in cui si presenta al mondo. La sua vita è fatta di equilibri precisi, costruiti con disciplina e distanza emotiva.

Il loro incontro non è solo casuale, ma soprattutto funzionale a un accordo.

Il famoso “patto col diavolo” nasce infatti da una necessità reciproca. Ria si trova in una posizione in cui ha bisogno di una soluzione concreta e immediata per una situazione che la sta schiacciando, mentre Adrien ha bisogno di mantenere determinate apparenze e stabilità nella sua vita personale e professionale, qualcosa che da solo non può gestire nel modo previsto. Nessuno dei due è completamente sincero nel mostrare tutte le proprie carte, ma entrambi sanno che quell’accordo rappresenta, in quel momento, l’unica via possibile.

"Voglio un intero mese della sua vita, a partire dalla prossima settimana. Sarà al mio servizio ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette."



Il patto prevede una sorta di convivenza forzata e controllata, fatta di regole, limiti e condizioni ben precise. Sulla carta dovrebbe essere tutto semplice: due persone che collaborano, mantengono le distanze e portano avanti ciò che è stato stabilito senza lasciarsi coinvolgere emotivamente. Ognuno dovrebbe continuare a vivere la propria vita, rispettando i confini imposti da quell'accordo e ricordandosi costantemente che si tratta soltanto di una situazione temporanea, utile a raggiungere uno scopo comune.

Peccato che il destino abbia ben altri programmi.

Perché è sufficiente condividere lo stesso spazio, incrociarsi ogni giorno e imparare a conoscere le abitudini dell'altro per rendersi conto che tenere separate ragione ed emozioni è molto più difficile del previsto. La quotidianità li costringe a mostrarsi per quello che sono davvero, al di là delle maschere e delle prime impressioni, e proprio questa vicinanza finisce per abbattere, poco alla volta, tutte le barriere che avevano cercato di costruire.

Il contatto quotidiano, la vicinanza inevitabile e le personalità completamente opposte fanno emergere subito una tensione che non ha nulla di razionale. Ria e Adrien sembrano appartenere a due mondi completamente diversi e, forse proprio per questo, ogni loro incontro è una continua sfida. Nessuno dei due è disposto a fare un passo indietro, nessuno vuole concedere all'altro la soddisfazione di avere l'ultima parola e ogni conversazione si trasforma in un irresistibile botta e risposta fatto di sarcasmo, provocazioni e frecciatine.

Quello che doveva essere un accordo freddo e privo di implicazioni personali si trasforma lentamente in un terreno instabile, dove ogni interazione diventa una scintilla. Basta uno sguardo trattenuto un istante di troppo, una battuta pronunciata con un tono diverso dal solito o un gesto apparentemente insignificante perché quell'equilibrio costruito con tanta attenzione inizi a vacillare. Ed è proprio osservare questo lento e inesorabile cambiamento a rendere la lettura così coinvolgente: il confine tra ciò che era stato pianificato e ciò che nasce spontaneamente diventa sempre più sottile, fino a confondersi completamente.


" Il tempo si fermò per lo spazio di un battito. Poi mi toccò e il mondo venne inghiottito dalle fiamme."

La vera forza di questo libro non è tanto la trama in sé, quanto il modo in cui viene raccontata. Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione che i personaggi fossero vivi. Non semplicemente ben costruiti, ma reali. Persone con cui era facile entrare in sintonia, capaci di farmi sorridere, emozionare e, in alcuni momenti, perfino arrabbiare insieme a loro.

Ria è una protagonista che conquista perché non cerca mai di essere “giusta”. È impulsiva, diretta, ironica, spesso caotica nei pensieri e nelle azioni, ma proprio per questo estremamente umana. Non filtra troppo quello che dice, non costruisce strategie emotive e non si nasconde dietro maschere comode. È il tipo di personaggio che entra nelle situazioni a modo suo, anche quando non dovrebbe. E soprattutto è una di quelle protagoniste che non si lascia schiacciare dalla presenza maschile, nemmeno quando davanti a lei c’è qualcuno come Adrien.

Il suo punto di forza è proprio l’autenticità. Ria sbaglia, reagisce d’istinto, si lascia travolgere dalle emozioni, ma non smette mai di essere coerente con sé stessa. Anche quando prende decisioni discutibili, anche quando si ritrova in situazioni più grandi di lei, resta sempre riconoscibile, vera.

"Il suo sguardo torvo era letale. Il silenzio ancora di più. Eravamo intrappolati in una gara di sguardi, nessuno dei due disposto ad arrendersi."

Ed è proprio questo che la rende così efficace nel rapporto con Adrien: non lo teme, non si adegua, non si riduce. Ria non aspetta che qualcuno la salvi, non rimane nell'ombra del protagonista maschile e, soparattutto, non si lascia intimidire. Lo affronta. Lei non si lascia impressionare dal carattere dominante di Adrien, non abbassa lo sguardo e non cambia atteggiamento solo perché si trova davanti a un uomo abituato a ottenere sempre ciò che vuole. Anzi, gli risponde a tono, lo provoca, lo mette continuamente in difficoltà e, senza nemmeno rendersene conto, finisce per incrinare quella corazza che Adrien ha impiegato anni a costruire.

Adrien è costruito inizialmente come il classico uomo inaccessibile. Controllato, freddo, sicuro di sé fino all’estremo, è il tipo di personaggio che sembra aver eliminato qualsiasi forma di caos dalla propria vita. Non si lascia andare facilmente, non concede spazio all’improvvisazione e soprattutto non lascia filtrare ciò che prova.

Eppure, Kyra Parsi è bravissima a costruirlo per sottrazione: non lo spiega subito, ma lo lascia intravedere.

Dietro la sua apparente perfezione ci sono crepe sottili che emergono piano piano, soprattutto attraverso il modo in cui reagisce a Ria. Perché lei rappresenta esattamente tutto ciò che lui non riesce a controllare: impulsività, disordine, emozione pura.

"Ti sei abbattuta sulla mia vita come un uragano e l'hai gettata completamente nel caos, e io non ci ho capito più niente."

E proprio questo lo destabilizza.

Adrien non cambia in modo immediato, ma viene lentamente “spostato” dalla presenza di Ria. Ogni loro confronto lo costringe a uscire dalla sua rigidità, ogni battuta lo mette in difficoltà più di quanto vorrebbe ammettere, ogni silenzio condiviso incrina un po’ la sua corazza. Il suo percorso è uno dei più interessanti del romanzo proprio perché non è mai dichiarato, ma sempre implicito: lo vedi nelle reazioni, nei cambiamenti minimi, nei momenti in cui perde per un attimo il controllo che lo definisce.

Tra Ria e Adrien è un continuo scontro. Ogni dialogo è una sfida, ogni battuta una provocazione, ogni confronto una partita mentale in cui nessuno dei due vuole cedere. Il loro banter sono uno degli elementi più riusciti del romanzo: brillante, tagliente, costante. Ma quello che colpisce davvero è che dietro ogni scambio c’è sempre qualcosa di più. All’inizio sembrano semplicemente incompatibili, due mondi che non possono coesistere senza esplodere. Ma col tempo diventa evidente che proprio quella tensione è il motore della loro connessione.


A un certo punto ho avuto chiarissimo che non sarei più riuscita a mettere giù il libro.

Perché anche quando non succede nulla di “eclatante”, in realtà succede tutto. Cambiano i silenzi, cambiano gli sguardi, cambia il modo in cui si percepiscono. E soprattutto cambia lentamente la distanza tra loro, senza un punto di rottura preciso, ma attraverso una crescita continua e naturale.

Molto bella  la costruzione del loro rapporto: non c’è fretta, non ci sono scorciatoie emotive, non ci sono innamoramenti improvvisi. Tutto nasce dai dettagli: uno sguardo che dura un secondo di troppo, una risposta meno tagliente, un gesto che sembra casuale ma non lo è mai davvero. È uno slow burn vero, di quelli che non si limitano a rallentare la storia, ma la rendono più intensa. E più si va avanti, più ci si accorge che il patto iniziale non è più il centro della storia: diventa solo il punto di partenza di qualcosa di molto più grande.

E poi c’è Nino. E sinceramente… io l’ho adorato.

La  sua apparizione porta leggerezza, ironia e una lucidità sorprendente. È uno di quei personaggi secondari che non servono solo a “riempire”, ma che danno equilibrio alla narrazione. Spezzano la tensione nei momenti giusti, ma allo stesso tempo aggiungono profondità. Nino è stato senza dubbio uno dei miei personaggi preferiti.

La forza di Un patto col diavolo sta nel modo in cui Kyra Parsi riesce a mescolare ironia e intensità emotiva senza mai perdere equilibrio. Ci sono momenti divertenti che strappano sorrisi spontanei e scene più intime che arrivano in modo silenzioso ma profondo. Più leggevo, più non volevo sapere solo “come sarebbe finita”, ma soprattutto “come ci sarebbero arrivati”. E questa è la differenza più importante. Perché significa che il vero centro della storia non è il finale, ma il viaggio.





Per tutta la durata della lettura, non c'è mai stato un momento in cui abbia percepito un calo di interesse. Non ho mai avuto l'impressione che la storia si trascinasse o che alcune scene fossero inserite solo per allungare la narrazione.

Anzi.

Ogni capitolo aggiunge qualcosa.

Ogni dialogo costruisce il rapporto tra i protagonisti.

Ogni scena ha un significato.

Ed è anche questo che rende la lettura così coinvolgente.

Arrivata alla fine mi sono resa conto che mi dispiaceva lasciarli andare. E questa è una sensazione che provo solo con le storie che riescono a entrare sotto pelle, quelle che restano anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Un patto col diavolo è un romance costruito con attenzione, fatto di scontri, crescita, tensione emotiva e dettagli che fanno la differenza. Una storia che scorre veloce ma lascia il segno, soprattutto grazie ai suoi protagonisti. E sono sicura che Ria, Adrien e soprattutto il meraviglioso Nino continueranno a restarmi in testa ancora a lungo.








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