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mercoledì 15 febbraio 2017

Recensione "La Figlia Femmina" di Anna Giurockovic

Ciao carissimi amici,
oggi la nostra Krizia ci parlerà del libro di Anna Giurockovic "La Figlia Femmina" edito Fazi Editori.

Buona lettura!


Titolo: La Figlia Femmina
Autore: Anna Giurockovic
Genere: Narrativa Contemporanea
Editore: Fazi Editori
Uscita: 26 Gennaio 2017
Pagine: 191
Prezzo: 5,99€ Ebook, 10,00 € Cartaceo

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l'uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un'atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? "La figlia femmina" mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli.




Ben trovati amici lettori! Oggi sono qui per parlarvi di “La figlia femmina”, romanzo d'esordio di Anna Giurockovic Dato, uscito il 26 gennaio grazie alla Fazi Editore.

Questo libro, composto da 191 pagine ma, che “pesano” come 1000, racconta la storia di Giorgio Silvia e la piccola Maria. Una famiglia all’apparenza normale ma che in realtà nasconde un terribile segreto.

Ambientato tra Rabat e Roma, ci ritroveremo a viaggiare attraverso i pensieri, le parole e i ricordi di Silvia, moglie devota e madre, che è la voce narrante del romanzo. Vivremo insieme a lei la quotidianità alternando in maniera estremamente veloce il passato e il presente, che quasi si mescolano tra loro diventando indistinguibili.



Tutto ha inizio quando Giorgio, che è un diplomatico, viene assegnato all’ambasciata italiana in Marocco. La famiglia si trasferisce così a Rabat. Silvia è innamorata, non si allontanerebbe mai per molto tempo dal marito e, Maria ha solo 5 anni, in fondo trasferirsi non comporterebbe grandi cambiamenti. Giorgio, come lo descrive Silvia, è un uomo estremamente insicuro, non ama manifestare apertamente i suoi sentimenti, è schivo, ma Silvia vede in lui la perfezione e, si definisce come il suo salvagente, perché Giorgio in certi momenti si trasforma in bambino che cerca rassicurazioni.

“<<Sei la parte più importante della mia vita. Se qualche volta sono freddo o sono sgarbato è perché sento che mi sei indispensabile e questo mi fa paura. Provo a tenerti lontana, ma più ti allontano più mi sei vicina.>>



In qualche modo, lui dipendeva da me, quando grande e grosso com’era si rannicchiava sul mio fianco come un bambino e lasciava che io gli carezzassi la testa e che gli baciassi ogni angolo del viso pregando di stare tranquillo, perché c’ero io al suo fianco e mai al mondo avrei smesso di sostenerlo. “


Bastano davvero pochissime pagine per rendersi conto che, questa insicurezza di Giorgio nasconde ben altro. L’aura di perfezione che Silvia ha costruito addosso la sua famiglia serve soltanto a celare un terribile mostro. E, non appena raggiunta questa consapevolezza ha avuto inizio il mio tormento!
Frasi, dettagli o a volte una sola parola, bastavano a lanciare segnali inequivocabili che, mi spingevano a prendere il libro e strapparlo in minuscoli pezzettini per cancellare l’orrore che si stava compiendo sotto i miei occhi!
La piccola Maria, è una bimba come tante altre. Ha cinque anni. L’età dell’innocenza, della curiosità, delle scoperte, l’età dei 1000 perché. È vispa, allegra e intelligente. È la gioia e l’orgoglio di mamma e papà.
Di un papà che la adora, la vizia, e lei come tutte le bambine, ama il suo papà, lo venera. 

“Maria è assorta in un pensiero. È l’unica figlia di suo padre. Se lui la legasse e la stendesse su un altare accanto a legna da ardere, lei non si stupirebbe. Penserebbe che se lo fa papà è giusto.”

Silvia osserva il marito e la figlia con occhi sognanti. Ma improvvisamente qualcosa cambia. Maria diventa scostante, alterna momenti di serenità a momenti di aggressività apparentemente ingiustificata. 
Silvia viene più volte convocata dalle maestre di Maria che preoccupate, chiedono se per caso la bimba sia turbata da qualcosa, se a casa va tutto bene, proponendo addirittura un supporto psicologico per la piccola. Silvia si infuria, secondo lei stanno esagerando, Maria, sta solo attraversando un periodo che presto passerà. 
Ma sa bene di mentire a se stessa. Sa che qualcosa non va. Giorgio non è più lo stesso, non la cerca, non la guarda. Maria ha lo sguardo spento e ogni giorno che passa somiglia ad un fiore appassito. 
Si ostina però Silvia, a guardare dall’altra parte, fin quando la sua bella famiglia viene travolta dal peso della tragedia. 

Sette anni dopo... 
Silvia e Maria rimaste sole, sono ritornate a Roma. Oggi Maria ha tredici anni, ma dentro è come se ne avesse 80. È un adolescente insicura e irascibile. Non va più a scuola, non ha amici, esce raramente di casa, passa le giornate a dormire, perché le sue notti sono popolate da incubi, urla e pianti. 
Silvia la guarda impotente, non sa che fare, non sa come aiutare la sua bambina. E, quando decide di organizzare una cena per far conoscere a Maria il suo nuovo compagno, Silvia risveglierà inconsapevolmente antichi drammi mai sopiti del tutto. 


“Possibile che sia mia figlia? Capace di starsene qui a parlare con disinvoltura. Lei che se parli non risponde, che sa urlare bene ma mai discorrere del più e del meno giusto così, per il piacere della convivialità.”

Come vi ho detto all’inizio, ho letto queste 190 pagine come se fossero state 1000, tanta l’intensità delle emozioni provate.
Ve lo dico chiaramente: questo non è un libro da leggere se si vuole passare qualche ora in tranquillità. Questo libro, che va preso con le pinze, va letto in piccole dosi. Ma soprattutto dovete prendere consapevolezza di quello che vi accingete a leggere. Non è certo una storia a lieto fine questa, è una storia che vi darà il tormento, ma che soprattutto vi farà arrabbiare tantissimo e vi farà provare odio, tanto tanto odio!
Io ho odiato Silvia. L’ho trovata una donna senza spina dorsale, troppo concentrata su se stessa, sui suoi bisogni e su quello che voleva far credere agli altri, nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte alle evidenze.
Non ho figli e non so se un giorno ne avrò, ma di una cosa sono certa: metterei i miei figli prima di tutto e tutti. Li proteggerei, mi batterei per loro con le unghie e con i denti, a costo della mia stessa vita.
Beh, in Silvia io non ho visto nulla di tutto ciò, anzi, al contrario ho visto colpevolizzare una bambina innocente come fosse la causa di tutti i mali. Quando invece, l’unica colpa di Maria è stata quella di attirare su di sé attenzioni sbagliate da persone insospettabili.

Questo libro ha avuto la capacità di scatenare in me istinti violenti, ma allo stesso tempo mi ha cucito addosso un velo di impotenza, rendendomi una spettatrice muta che ha continuato a guardare senza poter far niente, nemmeno quando era necessario intervenire, e che alla fine ha spezzato le mie barriere facendomi piangere. Lacrime amare che ancora sento bruciare sulle guance.
La figlia femmina, lavora sulla psicologia del lettore, mettendo in discussione ogni certezza. È un romanzo forte che trasforma le vittime in carnefici e gli innocenti in colpevoli. Una storia che capovolge il modo di vedere le cose.
Brava l’autrice per aver avuto la forza di raccontare una storia Intrisa di dolore che ci schiaffeggia con la sua cruda realtà.
Mi sento di consigliare questo libro?
Inizialmente non ne ero sicura, ma dopo averci riflettuto posso dire solo si. Questo è un libro che va letto. Turba, è vero, ma credo che questo sia uno di quei libri dalle 1000 interpretazioni che trasmette emozioni diverse in base al lettore. Per quanto mi riguarda posso tranquillamente definire La figlia femmina un capolavoro della narrativa moderna, che almeno una volta nella vita andrebbe letto.




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