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mercoledì 26 aprile 2017

Recensione "Cadavere Nel Campus" di Harry Glum

Buongiorno amici, 
oggi Jessica ci parla di un romanzo tratto da una storia vera che, se pur breve, intrattiene e appassiona il lettore fino all’ultima pagina. Si tratta di CADAVERE NEL CAMPUS, uscito il primo febbraio grazie a Babel Cube Books e scritto da Harry Glum.

Buona lettura 😉.




Titolo: Cadavere nel Campus
Autore: Harry Glum
Editore: Babel Cube Books
Genere: Giallo

La giovane Sarah Brown sparisce misteriosamente in una tranquilla mattinata d’inverno nel campus dell’Università di Northern Iowa. Due giorni dopo viene ritrovata senza vita da un gruppo di ricerca composto da agenti della polizia locale, studenti e vicini. Si apre così un caso in cui si cercherà di inchiodare il colpevole di questo crimine terribile che ha stroncato la vita e il futuro di un'adorabile giovane che sembrava non aver nemici. L’apparentemente idilliaca città di Ceadr Falls verrà scossa da questo tragico evento, e molto presto i sospetti inizieranno a moltiplicarsi. La polizia dovrà quindi risolvere un caso più complesso di ciò che si aspettava.

È la mattina dell' 8 Marzo, e il corpo di Sarah viene rinvenuto senza vita nel boschetto del campus in cui studiava.
Un'immagine angelica, una ragazza bionda e con la pelle candida, che con i suoi occhi azzurri sembrava guardare il cielo.

"Ma il foro di un' arma da fuoco di piccolo calibro sulla tempia sinistra, dal quale fuoriusciva un rigolo di sangue incrostato, rovinava la scena di pura pace, trasformandola, al contrario, in quella di un atroce crimine."

Gordon Stevens, il dectective della contea di Black Hawk, assiste alla scena e, mentre i collaboratori fotografano il corpo e lo portano via per essere analizzato, una massa enorme di fotografi e ragazzi del campus circondano la zona con molta curiosità.
Sarah era stata vista l'ultima volta due giorni prima della sua morte, aveva organizzato una giornata di shopping con le sue due migliori amiche, le aveva incontrate alla macchina ma, dimenticando il portafoglio in camera, era salita su e non era mai più tornata da loro.
Nessuna preocuppazione per Belinda e Carol, che pensavano che il ritardo di Sarah fosse dovuto a un imprevisto o ad un incontro con il suo fidanzato, Mark. Per questo avevano deciso di proseguire senza di lei ma, al rientro, l'amara scoperta che la ragazza non era mai tornata e che, da quel momento in poi, nessuno l'aveva mai più vista.


Il 7 marzo, l'insistenza della famiglia fa sì che le ricerche inizino, ma di Sarah nessuna traccia fino al giorno successivo. La ragazza era posta supina sul prato del boschetto, sembrava che qualcuno l'avesse portata fin lì in un secondo momento, dopo la sua morte. Non presentava segni di violenza o di colluttazione, e diventava difficile per il dectective Gordon, capire cosa le fosse accaduto.
Dopo aver interrogato la famiglia, aveva già un quadro chiaro riguardo alla vita che la ragazza conduceva: tranquilla, da brava studentessa, fidanzata da anni e che il fine settimana si dedicava al volontariato. Difficile che questo stile di vita, possa portare a creare una situazione tanto angusta da giustificare una pallotola nella tempia.

"C'è una studentessa all' entrata che dice di avere qualcosa di importante da riferire; pensa di poter stabilire l' ora esatta dell' omicidio."

Maddie, seduta nervosamente sulla sedia nell'ufficio della polizia, parlava a sillabe: raccontava di essersi affacciata alla finestra la notte dell'omicidio di Sarah, e di aver sentito il suono di un petardo, o così lei pensava... Ma chi poteva aver giocato con un petardo a quell'ora della notte?
Il Dectective Gordon annotò subito le dichiarazioni della studentessa: l’ora che indicava, poteva davvero essere quella esatta del decesso.
Passavano i giorni, e nonostante gli interrogatori ad amici, parenti, manutentori e vigilantes, nessun indizio sembrava utile o si faceva rincorrere; gli anni presero il soppravento e annientarono le speranze del dectective che, alla fine, decise di abbandonare il suo ruolo e di lasciarlo alla sua fidatissima collega, Karen.

"Dieci anni sono tantissimi. Tuttavia, il rimorso, il dolore e la colpa non conoscono lo scorrere del tempo e fanno si che qualunque avvenimento, per quanto lontano nel tempo, rimanga vivido nella memoria come se fosse successo solo qualche secondo prima."

Ma proprio mentre sta seduta sul divano con suo marito a seguire il caso di Sarah, che Karen riceve la telefonata urgente dal suo collega: una persona vuole testimoniare...
Chi  potrebbe testimoniare per un omicidio, dieci anni dopo?
Una persona divorata dai sensi di colpa, ma che ha visto tutto?
L' assassino in preda agl'incubi?


Il romanzo di cui vi sto parlando é un poliziesco leggero, molto veloce e piacevole, non ci sono spargimenti di sangue, ma l'autore gioca con la psicologia del lettore: non ci sono indizi struggenti o capitoli feroci, ed è un vero toccasana per la mente.
È il classico romanzo che puoi leggere anche in mezzo al traffico, tra il rumore della città e le voci delle persone. Ti intrattiene con semplicità, e ogni volta che lasci la pagina, quando la riprendi non hai dimenticato nessun dettaglio perchè le pagine sono succose e non si perdono troppo in descrizioni paesaggistiche.
Un testo che, a parer mio, non ha ottenuto la giusta visibilità e mi dispiace, perchè l'amarezza del dectective Gordon si taglia a fette e il finale non è scontato; in ogni caso, anche se qualche dubbio l'avevo, non mi ha dato il tempo di tenere sotto osservazione l'assassino.
Si, devo ammetterlo, un romanzo garbato, nei modi e nei toni, e a fine capitolo un dectective sensibile e ringraziamenti molto umili da parte dello scrittore.

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