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sabato 24 giugno 2017

Recensione "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano

Cari amici lettori,

oggi la nostra Denise ci parla di EPPURE CADIAMO FELICI, libro d’esordio di Enrico Galiano, il professore che ha conquistato i giovani e la rete, uscito lo scorso 18 aprile grazie alla GarzantiCi sono storie capaci di toccare le emozioni più profonde: Eppure cadiamo felici è una di quelle. Enrico Galiano insegna lettere ed è stato nominato nella lista dei migliori cento professori d’Italia. I giovani lo adorano perché è in grado di dare loro una voce. Grazie al suo modo non convenzionale di insegnare, in breve tempo è diventato anche un vero fenomeno della rete: ogni giorno i suoi post su Facebook e i suoi video raggiungono milioni di visualizzazioni. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura.




Titolo: Eppure cadiamo felici
Autore: Enrico Galiano
Editore: Garzanti
Genere: New Adult
Uscita: 18 aprile 2017
Pagine: 384



Non aver paura di ascoltare il rumore della felicità.

«Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”? Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.»


Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un’estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l’appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall’ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l’amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi.





Protagonista di questo romanzo è Gioia Spada, una ragazza di soli diciassette anni che viene chiamata dai suoi compagni Maiunagioia. Gioia non è come i suoi coetanei: è una ragazza che se ne sta sulle sue, ma non perché non voglia avere amici, ma semplicemente si sente diversa dagli altri. Le piacciono le parole, o meglio, le parole intraducibili, tutte quelle parole che in altre lingue non hanno un corrispondente.
A Gioia piace ascoltare la musica, infatti sta sempre con le cuffie alle orecchie e ascolta le canzoni dei Pink Floyd. A Gioia Spada piace scattare foto alle persone, ma solo di spalle.
Una ragazza che appare strana agli occhi degli altri, solo e semplicemente perché non si comporta come loro o si veste come loro.

“Lei non odia la gente, odia solo le bugie: e il casino è che quasi sempre le due cose corrispondono.”

Ogni giorno scrive sul braccio sinistro sempre la stessa frase, le stesse parole: “Wenn ein Glückliches fällt”. Parole in tedesco, che come tutte le parole tanto amate da Gioia, sono intraducibili e quindi anche difficili da spiegare agli altri. Perché, chi capirebbe?

“Il fatto è che certe cose le puoi dire solo a chi sai che le può capire. Che è anche il motivo per cui parliamo così poco, di quello che ci importa davvero.”

Una vita familiare difficile con due genitori poco presenti e del tutto irresponsabili, una nonna stesa su un letto e ormai incapace di dire una sola parola, e Tonia, la sua unica amica. L’amica perfetta per lei ma perché… non esiste. Un’amica creata ad arte per far stare tranquilli i suoi e che le permetta di uscire di casa senza problemi.
 Altra unica persona con cui ha un dialogo è il suo professore di filosofia, il professore Bove che la sprona ad uscire dal suo guscio.

«Se non può essere come loro, cerchi di essere meglio di loro.»



Dopo l’ennesima lite tra i suoi, Gioia scappa di casa e arriva fino ad un bar chiuso. Ed è lì che incontra Lo, un ragazzo nascosto sotto il cappuccio di una felpa e che gioca da solo a freccette.
Lì, per la prima volta nella sua vita, Gioia trova qualcuno che la capisce, con cui riesce a parlare, e soprattutto Gioia, non si sente più sola al mondo, come patisce da sempre.

“Alla fine, trovare qualcuno con cui parlare è difficile, sì, ma non è quella la cosa più difficile. Il difficile è trovare chi ti sappia fare le domande giuste, quelle per cui hai la risposta lì da anni senza neanche saperlo.”

I due giovani trascorrono molto tempo assieme, si incontrano al BarA, luogo del loro primo incontro, oppure vanno vicino ad una chiesetta e restano lì a parlare, a conoscersi, ad innamorarsi.
Ma si sa, la felicità è un attimo fuggente. Lo scompare improvvisamente e non vuole più essere trovato.
Lo, che non le ha raccontato forse tutto di lui, che fugge da qualcosa, da qualcuno. 
Lo, che non le ha detto neanche il suo vero nome. 
Lo, che va in giro con un cappuccio in testa e un barattolo pieno di sassi. 
Lo che nasconde molte cose.
Gioia incomincia a cercarlo disperatamente, sia per trovare quella felicità forse mai avuta, sia per convincersi che non sia stato tutto frutto della sua immaginazione.



Una storia molto toccante e che ti entra dentro. Uno squarcio sulla vita degli adolescenti, dalla loro prospettiva, cercando di capire i loro sogni e le loro paure, tutto raccontato con un linguaggio semplice e chiaro. In questo romanzo trovi tutto: dagli adolescenti difficili, agli adulti incasinati che non capiscono i propri figli ma, soprattutto, ci fa comprendere come a volte è difficile dialogare con gli altri, farsi ascoltare.
La protagonista incarna perfettamente lo stereotipo dell’adolescente che si sente diversa dagli altri suoi coetanei e che non vuole omologarsi ai modelli dettati dalla società. Una ragazza fragile ma in fondo molto forte, che cerca qualcuno che la comprenda, di avere un riscatto dalla sua quotidianità complicata. In fondo un po' tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti diversi e soli al mondo come Gioia.
Una storia che mi ha toccato il cuore. Un romanzo che è un piccolo capolavoro italiano. Ho amato dal primo momento questa strana mania della protagonista per le parole intraducibili. Semplicemente geniale! Non lasciatevelo scappare.




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